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Gli articoli di Oronzo Giangreco.

Le medaglie di cartone.

Come eravamo
Amarcord...Campionato SAS 1996 con Kimo della Valle dei Cervi (V14)....quando avevamo ancora i capelli...
Sono le cinque del mattino di questo meraviglioso maggio pugliese. Sono seduto al tavolo esterno di un bar e sorseggio il mio cappuccino con tanto di cuoricino. Il sole sta sorgendo, l’aria è ferma e una bellissima ragazza che, da anni, mi serve il caffè al tavolo, mi chiede: “Oro' cornetto o monachella?” La guardo pensoso e lei sembra volermi chiedere scusa dicendo: “Monachella”.
La mia vita è fatta di piccole abitudini, solenni tradizioni, gesti ripetuti nel tempo. Da sempre, prima di partire per una gara, aspetto gli amici consumando la colazione al tavolo di un bar, assorto nei miei pensieri.
Ho sempre esposto pochi cani, uno o due al massimo. I miei numeri parlano chiaro: 200 soggetti prodotti in venticinque anni di allevamento, due Auslese, una decina di buoni eccellenti, oltre all’onore di aver posseduto l’amatissimo Quai von Thermodos per il quale ho rinunciato alle lusinghe del denaro, pur di vederlo morire in casa mia.
Poi lui: Jack von Adeloga. Per tutti una “sola”, almeno prima che arrivasse nelle nostre mani. Un unico grande orgoglio: l’aver creato insieme a qualche amico un ceppo genetico tra i più vincenti degli ultimi anni e in pieno vigore produttivo. Quattro auslese, più di venti eccellenti di punta al Campionato Italiano, oggi saldamente nelle mani di giovani e talentuosi allevatori che, in qualche modo, penso di poter considerare e con onore miei allievi.
Sì, gli allievi che superano i maestri, questo è sempre stato il mio grande sogno e penso di essere riuscito a realizzarlo.
Tutto questo l'ho fatto senza mai scendere a compromessi con niente e con nessuno e, soprattutto, libero di aprire e senza timore, quotidianamente, le ante dei miei armadi.
Sono sereno, un po’ amareggiato. Non ho mai fumato ma è la prima volta che ne sento la mancanza. Desisto subito, sarebbe come mettere i pantaloni all’inglese e i sandaletti a sessant’anni.
Squilla il portatile. E' la telefonata che temevo e mi aspettavo. “Pronto?”
“Don Oronzo" -così mi chiamano-“ che facciamo? si parte? Ci hanno sospeso”.
Dio, quanto amo questi ragazzi. Li ho sciolti da tempo e dopo tanti anni dall’obbligo, anche morale, di appartenenza al team. L’ho fatto scientemente, conscio che non si possano far pagare le tue scelte agli altri. Ma è un po’ come allontanare i cuccioli con i piedi, ritornano sempre alla carica. Le nostre sono storie di amicizie, di famiglie che si incontrano, i cani finiscono con l’esser un semplice pretesto.
Rispondo: “Certo che si parte, abbiamo una buona cagna e niente da temere”.
“Vabbè”- mi dice contento -“stiamo arrivando”.
In tanti anni spero di non averli mai delusi; sono stato terribile con i cani degli altri ma ancor più con i miei e sono stato il più strenuo difensore dei cani dei miei peggior nemici. Questa sospensione è una manna dal cielo, perché ci costringe a spostare in su l’asticella, ad allevare con sempre maggior giudizio e maestria, perché nessuno ci ha mai regalato nulla e adesso ci toglieranno pure….in fondo come succede da un po’. Sono sempre stato severo con i miei “allievi”, severo ed amorevole, ma mai quanto lo sono stato con me stesso. A volte anche violento perché ho sempre ritenuto che, nella vita, nulla sia più violento e destabilizzante quanto la verità. Un esempio: a coloro i quali mi chiedono pareri sul loro cane sono solito rispondere: “Vuoi sapere cosa penso del tuo cane o vuoi che dica quel che vuoi sentirti dire? Perché, se il tuo cane per me non è buono, nel primo caso avrei perso un amico e nel secondo l’autorevolezza del giudizio e, delle due, non ho dubbi sulla soluzione da scegliere”.
Continuo a bere il mio cappuccino, è fatto bene, ma non sento il sapore.
“ A Oro'...”- dice la ragazza- “oggi non mi hai detto: mon amour. Sei triste?”
“No” -le rispondo- “…pensieroso.”
“Triste e pensieroso spesso sono la stessa cosa”.
“Può essere” -le rispondo- “puo essere, mon amour.”
Rileggo a mente la sentenza: hai nuociuto al buon nome della SAS, al buon nome dei giudici stranieri, sei l’autore di scritti diffamatori nei riguardi della società e del presidente come si può chiaramente evincere dalle mail intercorse tra te e l'altro socio. Ti dobbiamo sospendere cautelativamente, perché sei uno che può reiterare il reato, puoi distruggere il buon nome della società e metter in dubbio le indiscusse doti morali del presidente.
No, non sono pensieroso, sono triste.
Adesso come lo spiego ai miei figli che sono ritenuto, dalla società per la quale ho speso venticinque anni della mia vita, un individuo pericoloso? Non ho mai taroccato cani, non li ho mai dopati e mi sono astenuto anche dal dargli un tocco di colore; non ho mai sponsorizzato cani in auto e in viva voce, non ho mai preso soldi per una posizione o per un brevetto, sono sempre uscito dal campo diligentemente, mai uno sproloquio nè una polemica, non ho mai venduto cani, né i miei né quelli degli altri. Quando ho presentato la domanda per allievo giudice non ho millantato titoli che non possedevo. Ho organizzato ogni tipo di manifestazione e diversi campionati, rimettendoci patrimonialmente sempre di persona; ho contribuito ad un proficuo lavoro di formazione nella mia regione che ritengo stia dando visibilmente i suoi frutti.
“A Oro'.... ti porto il caffè, proprio non ce la faccio a vederti triste”
“Chi và per questi mari questi pesci prende” diceva il mio amministratore delegato. Penso alle telefonate degli amici che mi chiedono di non desistere, di non lasciarli, di assumere una schiera di avvocati. Oddio, quanto poco mi conoscono. Mi hanno sospeso senza fare ricorso alle principesse sul pisello che, evidentemente, non ci hanno voluto mettere la faccia, perchè a tutto c'è un limite. Insieme a me hanno sospeso un altro socio, reo di aver girato la mia corrispondenza. Cautelare anche per lui, anche lui pericoloso per la società. La sospensione di questo socio è la cosa che più mi dispiace, in questa vicenda.
Mi chiedo come reagiranno i soci SAS, viste le tantissime mail di consenso che ricevo. Mi sospendono facendo riferimento a scritti dal carattere satirico che girano su un sito (questo) con tanto di firma da anni e che, al massimo, hanno prodotto qualche fremito d’ilarità. Ma questa lettera che potrebbe non essere mai stata scritta, che non reca la firma di alcuno e che comunque potrebbe non essere stata scritta da me, questa non la si può far passare perché consente al mondo di conoscere quello che in Sas sanno tutti. No. Niente avvocati. Non per il momento. Quando si arriverà a tanto, se si arriverà, sarà l’extrema ratio o, con parole che meglio si addicono alla situazione, la “soluzione finale”. Mi hanno sospeso per una lettera che, anche se potesse in qualche modo essere a me ricondotta e questo nessuno me lo ha chiesto, contiene elementi di verità difficilmente confutabili: violazioni statutarie relative a sostituzione di consiglieri dimissionari, discriminazione della classe giudicante (nelle motivazioni della sospensione il presidente si preoccupa di tutelare quella straniera), richiamo al conflitto di interessi, mancato rispetto di direttive ENCI.
E’ per caso un reato far rilevare a un garante, qual' è l’ENCI, il mancato rispetto dei regolamenti ENCI, dello statuto SAS e dei diritti dei soci?
E' per caso un reato chiedere all'ENCI se, in una data situazione, si configura un conflitto di interessi?
E’ un reato chiedere all’Enci perché una intera classe giudicante italiana viene estromessa dal giudizio a favore di giudici esteri?
E allora di cosa mi si accusa?
Qualcuno mi ha chiesto se sono preoccupato. “Certo”- gli ho risposto- “quotidianamente. Quando mi alzo alle tre di notte e i ragazzi non son tornati sono preoccupato. Quando vanno in giro a correre da soli, con tutti i pazzi che girano e prendono a sprangate…sono preoccupato. Quando loro sono all’estero per lavoro e la sera non telefonano sono preoccupato. Quando firmiamo i contratti di solidarietà e vedo le aziende chiudere le saracinesche..sono preoccupato. Quando, come padre, come lavoratore, come Italiano, dico: “Io speriamo che me la cavo” ...sono preoccupato".
La SAS mi dà amarezza, non preoccupazione. E’ uno sport, dopato…ma è uno sport. Il nostro paese cambia e diventa migliore solo se si combatte ogni sacca di illegalità, in qualunque forma si manifesti. Guardiamolo, il nostro paese, e chiediamoci come si può essere arrivati a questo punto.
Poi le medaglie…se non c’è senso della misura almeno ci sia quello della vergogna.
Medaglia al valore a due giudici: il primo, il mio maestro De Cillis, in soffitta da qualche anno, che merita una medaglia ma non di giudicare al Campionato. Il secondo, Salvatore Capetti, per il quale ho lasciato un CDN (Consiglio Direttivo Nazionale) bestemmiando perchè il presidente diceva: “Quello è morto, con me non giudicherà più, mi ha votato contro”. Anche lui, secondo questa dirigenza, merita una medaglia ma non il giudizio al Campionato.
Medaglia al valore a due persone che solo qualche settimana orsono hanno partecipato, giurando adesione, a progetti di opposizione all’attuale governo (ci sono testimoni delle cene e dei dibattiti).
Mi rincuora poi la medaglia al valore all’amico Verpelli, storico compagno di giochi del presidente, forse perché, inconsciamente, confido nel fatto che un giorno, magari lontano, il presidente ne consegnerà una anche a me.
Poi la storia del Maestro Alquati. C’è da vergognarsi. Un esperto giudice con 50 anni di esperienza, autore della più importante importazione del secolo (Quanto Wienerau), che ha retto la rivista per anni insegnandoci la cinematica e la cinognostica, dando i supporti tecnici necessari per districarsi nella nostra razza. Per lui nessuna medaglia. E’ reo di aver espresso giudizi su forum, facebook e qualche altra diavoleria tecnologia. La SAS in questo caso lo "segnala" all'ENCI. Peccato che gli scritti di Alquati non abbiamo mai riguardato critiche all'operato dei colleghi giudici, unico motivo di applicazione della citata circolare ENCI e della relativa delibera SAS. Eh sì, caro presidente, Alquati però ha utilizzato/partecipato a blog , forum e social network, essendo tra i pochi che, pur avendo quasi 80 anni, ha padronanza approfondita degli strumenti tecnologici, quando gli altri, compreso il sottoscritto e lei, presidente, faticano ad utilizzare una semplice macchina da scrivere. Imperdonabile, scrivere in pubblico, specie se si critica questa dirigenza.
Caro presidente, questa è la riprova che lei non tollera alcuna forma di opposizione e che utilizza un potere che nessuno le ha dato per soffocarla. Si ricordi, sono anche io un consigliere nazionale e, come tale, eletto dai soci, seppur dimissionario. Sono stato eletto in questa come nella passata votazione e sono il primo dei non eletti dell’era Verpelli.
Non era il tempo questo di medaglie, non mentre, nello stesso verbale, la paura dell'opposizione politica si traduce in iniqui provvedimenti disciplinari ai danni degli oppositori. E’ un fatto di gusto o meglio…di stile. Bastone e carota, dirà lei, presidente, attribuendo in quello stesso verbale le medaglie ai "nemici". Ma c'è ancora qualcuno disposto a credere nella sua capacità di "perdono"?
Guardo l’orario; è tardi, devo andare, stanno per arrivare. “Mon amour, mi porti il conto?”
La ragazza mi guarda sorridente e dice: “Oggi pago io, sei troppo triste”.
La guardo e le sorrido accarezzandola. Non ho mai permesso che una donna, al mio cospetto, pagasse alcunché.
Le dico: “Stamane pago io, ho da festeggiare, ho appena preso una medaglia”
“Oh, che bello!” -mi dice- “la cercavi da tanto?”
“Diciamo che me la sono meritata” le dico.
“E cosa hai fatto di così importante?”
“Non so,un giorno spero potrò spiegartelo” Oronzo Giangreco, 14 maggio 2013.

Marlon Brando rifiuta l'Oscar
La Redazione che di norma si occupa della scelta delle immagini fotografiche, riteneva che quella più adeguata agli eventi a cui si riferisce l'articolo fosse questa. E' una foto scattata alla cerimonia degli Oscar del 1973, anno in cui Marlon Brandon rifiutò la preziosa statuetta per protesta nei confronti delle ingiustizie subite dai nativi americani ad opera del governo statunitense. Alla cerimonia si presentò quindi Sacheen Littlefeather, che vedete ritratta nella foto, per leggere una dichiarazione con le motivazioni del rifiuto. Ora la domanda è: alla Redazione il riferimento appare chiaro e lampante. Lo sarà anche per i soci SAS?

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